COOKIES Per offrirti una migliore esperienza di navigazione, il sito utilizza dei cookies. Continuando la navigazione nel sito ne autorizzi l'utilizzo. Vuoi sapere quali cookie sono utilizzati? Clicca qui per accedere alla cookie policy

E’ TEMPO DI DIALOGO

Una terapia sociale basata sulle domande

La parola dialogo

In un tempo di profonda solitudine è strano pensare alla parola Dialogo, così importante e che, in un momento così, potrebbe apparire quasi insignificante. Perché siamo giunti a un punto in cui dobbiamo interrogarci sul significato della parola dialogo? Perché dobbiamo capirne il significato e il valore profondo che contiene? Il termine dialogo deriva dal latino e significa conversare, discorrere, fare un discorso, vivere un colloquio fra due o più persone. Il dialogo è quindi un’azione intersoggettiva e assume le caratteristiche di un conflitto generativo. Ogni incontro tra due o più persone, infatti, è sempre un’approssimazione fra diversi, per quanto possano essere somiglianti o affini. L’incontro tra differenze è propriamente ciò che intendiamo per conflitto e per le sue possibilità di essere generativo. Abbiamo vissuto fino ad oggi in controtendenza, negando i conflitti, che possono essere intesi, appunto, non come antagonismo ma come incontro di differenze. In tal modo, negando la necessità di creare delle situazioni di conversazione, di discussione e di incontro, abbiamo finito per scegliere invece le vie più facili della negazione e dell’indifferenza. La condizione fisiologica dei rapporti dialogici, quindi, diviene il conflitto, l’incontro delle differenze

Indifferenza

Mi sorge a questo punto una domanda: se siamo, come esseri umani, relazionali per natura, come possiamo essere anche indifferenti? L’altro è noi, eppure spesso elaboriamo la sua presenza con l’indifferenza, facciamo quindi come se non ci fosse. Facciamo un po’ di chiarezza. Quando si parla di indifferenza si intende l’effetto emergente di una sospensione eccessiva della risonanza consapevole con gli altri. L’indifferenza tende ad affermarsi come una sospensione delle capacità di cogliere e contenere l’impermanenza e la generatività delle relazioni. Si può formulare in tal modo l’ipotesi che l’indifferenza ci abbia portato alla rassegnazione. In quella condizione la gente sembra smarrire il bisogno della verità, la necessità dell’altro e il piacere e l’impegno di riflettere e comprendere, vivendo la risonanza con gli altri.

Educazione e cultura al centro

Questo tempo duro di sospensione forzata degli incontri e dei contatti ci ha messi di fronte alla possibilità di fare una scelta epocale mettendo al centro dell’azione educativa la consapevolezza di essere parte del tutto, l’orientamento al divenire e al limite. Dovremo pensare ad educare alla presenza, che solo uno spazio nella nostra vita come quello che stiamo vivendo ha evidenziato come vitale. Questo tempo forse ci fornisce un’opportunità: ci insegna l’importanza della presenza dialogica, fisica, relazionale, di confronto, scambio e condivisione. Il dialogo pertanto tenderebbe, per sua natura, alla condivisione e al pensare insieme, ma è proprio la condivisione ad essere impegnativa e difficile, non riuscendo a superare la solitudine, che oggi si fa più presente e pressante. Anche in questo caso incontriamo una contraddizione. Per poter comprendere a fondo la condivisione abbiamo bisogno di sperimentare l’individualismo, la singolarità e perfino la solitudine. Quelle esperienze possono essere opportunità per una ricerca, che è ricerca di autonomia se, a partire dall’autonomia, ci si mette in gioco nella dipendenza con l’altro nel dialogo. Solo quando una persona è autonoma può condividere con l’altro da sé lo spazio dell’interrogazione, nel quale si può cercare di fare un progresso e un cambiamento mettendosi di fronte alla parola condivisione. Come è evidente stiamo parlando di una possibilità. L’ipotesi è che questa possibilità non si verifichi spontaneamente, se non in rari casi. A favorirne l’emergenza e l’efficacia nello sviluppo individuale, nella cura delle ansie e delle difficoltà del presente, in molteplici esperienze della vita e, in particolare, in quelle traumatiche, può essere una terapia sociale basata sulle domande.

Question Based Social Therapy

Il gruppo più o meno allargato si configura come il luogo e il contesto dell’intermediazione, dove la crisi delle istanze psicodinamiche intermedie, uno dei problemi più gravi ed evidenti del nostro tempo, trova la principale possibilità di espressione e manifestazione. La nostra esperienza contemporanea, che la crisi Covid19 ha fatto emergere in tutta la sua portata, ci ha condotto a scinderci e a polarizzarci tra singolarità e individualismo da un lato e moltitudine e folla solitaria dall’altro. L’attivazione delle possibilità del dialogo richiede un investimento terapeutico basato sulla facilitazione derivante dal contributo di ogni componente di un gruppo, ma soprattutto dal sostegno che la conduzione del gruppo può contribuire a generare. La terapia sociale basata sulle domande (Question Based Social Therapy – QBST) si distingue per la centratura sulle domande, appunto. Lo scopo fondamentale è aprire questioni inedite agendo sulla differenziazione dei punti di vista e aumentando il numero delle possibilità. L’apertura generata dalle domande ha una potenzialità terapeutica in termini di creatività e generatività e, oltre alle scoperte possibili di innovazione, tende a svolgere un effetto di benessere derivante dal senso del possibile sperimentato dai partecipanti all’esperienza. I temi che nel presente generano particolari livelli di ansia e disagio e che non ammettono soluzioni lineari e semplici, ma richiedono ricerca comune e individuale, si prestano particolarmente ad essere trattati con setting di terapia sociale basata sulle domande (QBST).

contattami

i miei contatti

    Acconsento al trattamento dei miei dati personali con le modalità e per le finalità dichiarate nell'informativa sul trattamento dei dati personali ai sensi del Regolmento Europeo per la protezione dei dati personali (GDPR-Regolamento UE 2016/679) e delle vigenti normative nazionali